Chi Siamo
Interzona è un'organizzazione culturale nata nel 2003 a San Martino Valle Caudina, in un territorio di soglia tra Irpinia e Sannio beneventano, ai piedi dei massicci del Partenio e del Taburno. Fin dall'inizio ha scelto di lavorare dalle aree interne e dai territori rurali del Sud Italia non come luoghi da assistere, recuperare o musealizzare, ma come spazi attraversati da pratiche, saperi, tensioni e possibilità di ricerca e trasformazione culturale.
La sua storia prende avvio con Interferenze, festival internazionale di arti, tecnologie e culture digitali nato nel 2003. In un piccolo centro dell'Appennino meridionale, Interferenze ha fatto incontrare artisti, musicisti, ricercatori, curatori e sperimentatori provenienti da diversi paesi, mettendo in relazione pratiche elettroniche, sonore e audiovisive con un contesto rurale segnato da infrastrutture fragili, economie locali, temporalità discontinue e forme di socialità non riconducibili ai modelli urbani della produzione culturale.
Interferenze non ha portato semplicemente il contemporaneo in un luogo considerato periferico. Ha aperto uno spazio di frizione in cui la ruralità poteva smettere di essere sfondo, ritardo o paesaggio, per diventare un campo di interrogazione critica. Da quell'esperienza Interzona eredita una postura che resterà centrale nel suo lavoro: abitare i margini senza neutralizzarne la complessità, costruire processi invece che eventi isolati, riconoscere nelle aree interne non una distanza dal centro, ma una diversa condizione da cui osservare le trasformazioni culturali, tecnologiche ed ecologiche del presente.
Negli anni questa traiettoria si è sviluppata attraverso progetti curatoriali, residenze d'artista, laboratori, workshop, ricerche sul campo, programmi formativi e collaborazioni internazionali. Interzona ha operato in diversi territori italiani — l'Irpinia, il Fortore beneventano, l'area dei Trulli in Puglia, il Molise, il Cilento, la Sicilia — e ha costruito relazioni con istituzioni, artisti e centri di ricerca in Giappone, Australia, America Latina e in altri contesti rurali, marginali e remoti.
Dal 2014 Interzona cura Liminaria, progetto di ricerca e residenza sonora che costituisce oggi uno dei nuclei principali della sua attività. Liminaria considera il territorio non come scenario, cornice o patrimonio immobile, ma come un campo di relazioni attraversato da corpi, infrastrutture, economie, ecologie, memorie, voci e temporalità differenti. Artisti e ricercatori sono invitati a risiedere nei luoghi, ad attraversarli lentamente, ad ascoltarne le stratificazioni e a entrare in relazione con le comunità che li abitano. Da questi processi nascono opere sonore, mappe, archivi, pubblicazioni, performance, installazioni e dispositivi di ascolto.
Al centro di questa pratica c'è l'ascolto: non una semplice registrazione di suoni, né una rappresentazione estetica del paesaggio, ma un metodo critico per leggere ciò che nei territori resta spesso fuori campo — trasformazioni lente, fratture, persistenze, memorie rimosse, forme dell'abitare, relazioni tra umano e non umano. L'ascolto diventa così un modo per interrogare le aree interne non a partire dalla mancanza, dal ritardo o dalla nostalgia, ma dalla loro capacità di produrre relazioni, immaginari e forme culturali.
In questa prospettiva si colloca anche il Manifesto del Futurismo Rurale, co-ideato da Leandro Pisano e Beatrice Ferrara, che raccoglie una parte significativa della ricerca teorica e curatoriale sviluppata da Interzona. Il Manifesto rifiuta tanto la retorica del ritorno alla terra e della restanza quanto l'idea della ruralità come riserva da estrarre, consumare o addomesticare. Propone invece di pensare i margini come luoghi da cui ridefinire le relazioni tra tecnologia, ambiente, infrastrutture, corpi e comunità.
Anche il rapporto con le tecnologie e con le tecnoculture nasce da questa posizione. Per Interzona la tecnologia è un insieme di pratiche, dispositivi e immaginari attraverso cui osservare come i territori si trasformano, come le infrastrutture agiscono sulle forme dell'abitare e come i media ridefiniscono le relazioni tra presenza e distanza, memoria e futuro — e non uno strumento chiamato a colmare un presunto ritardo delle aree rurali secondo il lessico dell'innovazione astratta.
Dal 2021 questa ricerca assume anche una dimensione formativa attraverso la Scuola Metarurale, una summer school organizzata insieme al Master in Environmental Humanities dell'Università Roma Tre. La scuola lavora sulle aree interne come luoghi di sperimentazione teorica, artistica e pedagogica, intrecciando pratiche curatoriali, ecologie politiche, studi sonori, environmental humanities e nuove forme di ricerca situata.
Interzona è iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), è membro fondatore di STARE – Associazione delle Residenze Artistiche Italiane e fa parte della rete europea ENCC – European Network of Cultural Centres. Collabora stabilmente con istituzioni culturali e accademiche italiane e internazionali, tra cui l'ACAC – Aomori Contemporary Art Centre in Giappone, il Dipartimento DISCUI dell'Università di Urbino "Carlo Bo" e il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell'Università degli Studi di Salerno.
Per gli obblighi di trasparenza relativi ai contributi pubblici ricevuti dall’Associazione Culturale Interzona APS, si rimanda alla sezione Trasparenza.
